Regia

  • Caterina Cogliandro
  • Laura Santaterra

Musiche

  • Graziano Gallo
  • con la collaborazione di
  • Valentina Lucini
  • Giusi Berlingò
  • Associazione "I Mulini a Vento"

Costumi

  • Laura Santaterra

Liberamente tratto da "In Nome della Madre" di Erri De Luca

EMME

Sinopsi

Con l'arrivo del maestrale di Marzo la vita di Miriam, giovane ebrea di Galilea, conosce un nuovo inizio. La parola si fa sostanza: l'annuncio dell'Angelo è pasta che lievita paziente nel suo grembo, in attesa di diventare pane. Il tempo della gravidanza trascorre nella lenta comprensione di un Mistero: essere Madre al di fuori della legge dell'uomo, essere Moglie amata di un amore incondizionato, essere donna in un'epoca e in una società che, spesso, le si dimostrano ostili. Eppure Miriam supera ogni prova con un coraggio e una serenità che sorprendono. Poichè la Grazia è un dono che si erge come una fortezza, è "la forza sovrumana di affrontare il mondo da soli senza sforzo, sfidarlo a duello tutto intero senza neanche spettinarsi", irradiando di una luce nuova ogni aspetto della vita. Persino la solitudine di una notte in travaglio, stretta tra le mura spoglie di una stalla e la vastità del cielo sopra di essa.

Piccola guida alla lettura dello spettacolo

L'idea fondamentale, intorno alla quale è costruito lo spettacolo, è questa: con l'incarnazione il divino si avvicina così tanto all'umano da condividerne l'esistenza, e di conseguenza anche le emozioni, la sensibilità e i momenti importanti della vita.

Nella prima danza, l'annunciazione, il divino è vento. Un vento che gioca con Miriam, la avvolge, la sorprende e al quale lei infine si abbandona accettandone il contatto. L'annuncio è espresso attraverso i movimenti del corpo( braccia che si chiudono in un abbraccio, come per sostenere il corpo di un neonato), il concepimento è dato dal contatto finale delle mani dell'angelo con il ventre di Miriam.

Nella seconda danza, la gravidanza, Miriam diventa materia da plasmare,come creta tra le mani del vasaio o pasta del pane tra le mani del fornaio. Il divino in questo caso è la forza che plasma e manipola questa materia viva usando non solo le mani ma l'intero corpo. E' una danza dove i corpi, molto concreti, hanno un contatto ravvicinato. Al termine della danza il divino fa indossare letteralmente a Miriam una pancia da gestante.E' la vita che cresce e dà una forma nuova al corpo della donna.

Nella terza danza, il parto, il divino è talmente vicino all'umano da condividerne il dolore delle doglie e la fatica del mettere al mondo una nuova vita. L'azione è vissuta specularmente dalle due figure in scena:entrambe partecipano della nascita del Figlio. Il divino genera, Miriam dà alla luce.Lo spirito e la carne per un momento si toccano e condividono il dono della vita.

Personaggi e interpreti

  • Miriam: Caterina Cogliandro
  • L'Angelo: Laura Santaterra

Foto

  • Associazione culturale "I Drammanauti"

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